Terapia non farmacologica

1. Interventi di tipo riabilitativo
Si tratta di interventi che agiscono sulla sfera cognitiva, cognitivo-comportamentale, relazionale ed emotiva, in pazienti con demenza di grado lieve-moderato, quando la memoria remota è ancora sostanzialmente conservata e le funzioni sensoriali non sono significativamente compromesse.
La loro efficacia si basa sui risultati di numerosi studi anche se sono necessarie ulteriori conferme su più ampie popolazioni di pazienti trattati. L’obiettivo è quello di ridurre il livello di disabilità del paziente, migliorare la qualità della sua vita ed, auspicabilmente, rallentare anche il decorso della malattia, potenziando le residue funzioni intellettive, fisiche e affettive. Indipendentemente dalla metodica utilizzata prioritario è sottoporre il paziente ad una valutazione volta a definire la gravità della demenza, la presenza di disturbi comportamentali, la coesistenza di altre malattie, nonché le condizioni sociali e ambientali che possono interferire, sia positivamente che negativamente, con l’intervento.
A tal fine è anche necessario che si venga a creare un rapporto di fiducia tra l’operatore, il paziente e la famiglia, il cui coinvolgimento è fondamentale, non solo come sostegno psicologico, ma anche per l’attuazione compiuta dello stesso programma terapeutico; così come porsi sempre degli obiettivi realistici, sapendo che la malattia allo stato attuale ha un decorso inesorabilmente progressivo di cui non conosciamo la velocità di progressione.

– Terapia di riorientamento nella realtà (Reality Orientation Therapy-ROT)
Tale intervento si basa sull’ipotesi che la stimolazione neurosensoriale (visiva, uditiva, fisica, etc.) attivi connessioni nervose scarsamente utilizzate e/o ne favorisca lo sviluppo in una sorta di vicarianza funzionale.
Fornendo punti di riferimento spaziali, temporali e relazionali, la ROT permette al paziente di riappropriarsi di quegli strumenti che gli consentono di ritrovare un rapporto con se stesso e con la realtà in cui vive. Sul piano operativo essa prevede:
attività di orientamento temporale che consistono nel dare informazioni sul tempo cronologico (calendario), relativo (mattino e sera), stagionale e meteorologico;
attività di orientamento spaziale che richiamano l’attenzione sulla sede degli incontri, i percorsi abituali ed i luoghi familiari;
attività di riappropriazione corporea volte a portare il paziente a focalizzare l’attenzione sul proprio corpo e sulle sue funzioni attraverso tecniche di
concentrazione, massaggio e toccamento;
attività di stimolazione sensoriale idonee a riportare il soggetto al contatto con l’ambiente circostante in modo progressivo.
Della ROT vengono individuate due fasi fra loro complementari: formale, che consiste in periodiche sedute in gruppi di 4-5 malati in ambienti adeguati; informale, che prevede la stimolazione continua del paziente durante l’intero arco della giornata, coinvolgendo anche i familiari.
Con questa metodica è possibile indurre un miglioramento moderato, ma significativo, non solo delle prestazioni cognitive, ma anche dei disturbi comportamentali, anche se non dell’autonomia funzionale. Da segnalare la possibilità di effetti negativi quali comparsa di irritabilità, ansia o depressione.

– Terapia della Reminiscenza (Gruppi Remember)
Momento centrale del programma riabilitativo è l’utilizzazione del ricordo come strumento indispensabile per gettare un ponte tra passato, presente e futuro, al fine di meglio interpretare e vivere la realtà quotidiana.
Esso si sviluppa in tre diverse fasi: di potenziamento delle capacità mnesiche remote; di integrazione dei ricordi passati con quelli recenti; di ampliamento della memoria recente.
I soggetti vanno incoraggiati a parlare del loro passato, a ricordare e riportare al gruppo esperienze vissute durante l’età adulta e l’infanzia; successivamente, vanno stimolati a verbalizzare i loro problemi attuali e ad ascoltare quelli degli altri per permettere di comprendere meglio la loro condizione, così da raggiungere più sempre maggior adattamento al presente ed un miglior livello di socializzazione.
L’utilizzo di questa metodica sembra poter significativamente contribuire a prevenire il processo di disintegrazione della personalità, garantendo l’allenamento mentale necessario per una attività di introspezione, arricchendo i propri ricordi e facilitando gli aspetti relazionali.
Sono stati eseguiti numerosi studi di efficacia i cui risultati, seppure modesti, appaiono comunque positivi, anche se vengono purtroppo rapidamente persi con l’interruzione del trattamento.

– Riabilitazione della memoria (Memory Training)
Il trattamento riabilitativo consiste nell’indurre il soggetto ad associare spontaneamente la cosa da ricordare a persone, animali, episodi e momenti appartenenti al proprio vissuto.
Esso si basa sul fatto che ogni informazione viene tanto più facilmente appresa quanto più risulta motivata ed affettivamente vissuta. Il programma consta di due momenti: uno strutturato, costituito dalla seduta di memory training vera e propria, l’altro non strutturato, che accompagna il paziente per il resto della giornata. La durata della terapia è di 60-75 minuti circa, con una frequenza di 2-3 volte la settimana. Il programma prevede l’utilizzo di una serie di materiali capaci di stimolare i vari canali sensoriali per acquisire quelle informazioni che dovranno poi essere richiamate alla memoria. Sarà pertanto essenziale favorire l’esecuzione di associazioni spontanee con persone, animali, oggetti, momenti della propria vita quotidiana, anche in virtù del fatto che fattori emotivi e motivazionali giocano un ruolo centrale nell’attività della funzione mnesica. L’informazione sarà infatti appresa tanto più rapidamente quanto più risulterà motivata e affettivamente vissuta.

– Ausili esterni passivi: consistono in adattamenti ambientali idonei a consentire al paziente di meglio orientarsi negli spazi in cui vive: segnalazioni ben in evidenza, scritte a grandi lettere, utilizzazione del colore come elemento di identificazione (ad es., porte dei bagni di colore giallo, frecce verdi per indicare il giardino, altri), etc.

– Ausili esterni attivi: rientrano in questa categoria agende, timer, calendari, elenchi della spesa e delle cose da fare, lavagne, piantine stradali, piccoli registratori tascabili, etc; compito del riabilitatore è in questo caso addestrare il paziente al loro uso corretto.

– Terapia basata sull’accettazione della realtà nella quale il paziente è convinto di vivere (Validation Therapy)
Viene proposta come tecnica di comunicazione in pazienti con demenza che credono di vivere in epoche precedenti della propria vita. Mediante l’ascolto e l’osservazione, si cerca di conoscere e capire la realtà del soggetto, al fine di stabilire con lui contatti significativi. Non si tratta di riportare il malato alla realtà attuale, ma di seguirlo nel suo mondo per cercare di capire quali sono i sentimenti, le emozioni e i comportamenti che derivano da questo suo rivivere esperienze, relazioni e conflitti passati. Sulla sua reale utilità i pareri sono attualmente discordi.

2. Terapia effettuata con l’ausilio di animali (Pet Therapy)
Si tratta di una terapia basata sull’intuizione, che risale all’antichità, del valore terapeutico degli animali e che trova oggi la sua strutturazione metodologica e impieghi mirati a specifiche patologie.
Nel giugno del 1994 il Centro di Collaborazione OMS/FAO per la Sanità Pubblica Veterinaria di Roma, interagendo con altre strutture, organizza il 1° corso informativo di “Pet Therapy” ed Ippoterapia. Il razionale al suo impiego è basato sulla certezza che la presenza di un animale migliora da un punto di vista psicologico la vita dell’individuo, diminuendo la solitudine e la depressione, agendo da supporto sociale, dando un impulso alla cura di se stessi e diventando una fonte di attività quotidiane significative. Si tratta naturalmente di una terapia di supporto che integra, rafforza e coadiuva le terapie normalmente effettuate per il tipo di patologia considerato.
Per quanto riguarda il suo utilizzo nei pazienti dementi, molti studi dimostrano che la compagnia di un cane (sempre in presenza del suo istruttore) riduce l’aggressività e l’agitazione, così come migliora il comportamento relazionale del malati.
Altri studi dimostrano che la presenza di un acquario nella stanza da pranzo può ridurre i disturbi del comportamento alimentare. Inoltre possono esserci benefici anche sulle funzioni cognitive, in quanto con questa metodologia si incoraggia l’interazione verbale e non verbale tra persona e animale, stimolando non solo la memoria del paziente (gli animali possono riportare ricordi del passato), ma anche il suo orientamento temporale (orario del pasto dell’animale o della passeggiata), nonché dei suoi organi di senso stimolati dall’odore emesso dall’animale, dal colore e dalla sensazione tattile del suo pelo.

3. Musicoterapia
Questa metodica si propone di: favorire l’opportunità di espressione “non verbale” delle emozioni tramite il movimento, la danza, il suono di strumenti; stimolare la comunicazione attraverso il canto di motivi familiari e la rievocazione di esperienze di vita; stimolare il ricordo attraverso le associazioni tra canzoni, musica ed esperienze personali; migliorare l’autostima; facilitare il rilassamento ed alleviare lo stress.
Deve essere condotta da operatori con formazione specifica, in quanto, se non ben gestita, può peggiorare stati d’animo e comportamenti.

4. Attività fisica
Tale proposta terapeutica si basa sulle seguenti motivazioni:
i soggetti anziani fisicamente attivi ed in buona forma fisica hanno prestazioni cognitive e psicomotorie migliori rispetto ai loro coetanei sedentari;
la maggior parte degli studi indicano che una singola seduta di esercizio così come un programma di allenamento fisico inducono un miglioramento delle funzioni cognitive, in particolare di quelle che diminuiscono con l’età;
i meccanismi attraverso i quali l’attività fisica determina un miglioramento delle prestazioni cognitive sono molteplici, in parte legati ad un miglioramento del metabolismo cerebrale e forse del trofismo neuronale ed in parte di natura psicologica.

5. Laboratorio di oggettistica
Il suo significato è quello di impegnare il paziente in piccole attività manuali, in maniera guidata e facilitata, al fine di ridurre stati d’ansia e di tensione ed aumentare l’autostima.

6. Orticoltura
Consiste nell’affidare al paziente la cura di una o più piante, con obiettivi non solo di tipo ricreativo, ma anche terapeutico, consentendo, ad esempio mediante la cadenza dei tempi di annaffiatura o potatura, di migliorarne il senso di orientamento.

7. Attività spirituali
L’esperienza di molti studi insegna che può essere utile per un paziente con demenza partecipare a funzioni religiose. Per coloro che hanno avuto un importante ruolo nella vita della propria comunità, partecipare ad attività spirituali può rappresentare un modo per mantenere l’autostima ed il senso di appartenenza sociale, per affrontare lo stress della malattia e per favorire la comunicazione con gli altri. Inoltre le funzioni religiose possono aiutare a rievocare ricordi e tradizioni del passato e mantenere l’orientamento temporale, data la cadenza delle festività religiose nel corso dell’anno. E’ ovvio che tali attività devono essere gradite al malato e consone al suo vissuto ed alle sue attuali condizioni.

8. Visione di film
Può essere un’attività gradita e stimolante per il paziente affetto da demenza lieve-moderata, purché non sia causa di spavento o di agitazione per le scene e le vicende trattate.

9. Inserimento in gruppi intergenerazionali
Si basa sul presupposto che, creando momenti di interazione tra anziani dementi e giovani sani, si possano migliorare la memoria stimolando la rievocazione di racconti ed episodi di vita vissuta, migliorando nel contempo il livello di socializzazione.