Dai pomodori vaccino contro l’ Alzheimer

ItaliaSalute.it

 

Forse ci si è avvicinati alla cura per l’Alzheimer, o almeno ad impedire che esso si manifesti negli individui, grazie al pomodoro.
Presso il Korea Research Institute of Bioscience and Biotechnology (KRIBB) di
Seoul, si sta studiando una particolare cura basata su pomodori geneticamente modificati da utilizzare come vaccino.
I ricercatori coreani, coordinati da HyunSoon Kim, hanno modificato geneticamente una pianta di pomodoro inserendo nel suo Dna il gene della
proteina che causa l’Alzheimer, la beta amiloide. Ingerendo pomodori così modificati, gli individui dovrebbero essere in grado di irrobustire il sistema immunitario e proteggerlo dal morbo di Alzheimer.
La cura è stata poi testata su cavie di laboratorio alle quali sono state somministrate per tre settimane delle porzioni di pomodori OGM. Il sangue dei topi è stato in seguito analizzato per vedere i risultati I ricercatori hanno quindi scoperto che il sistema immunitario delle cavie era stato stimolato sviluppando degli anticorpi in grado di neutralizzare la
proteina responsabile dell’insorgenza del morbo di Alzheimer.
Tuttavia se i pomodori venivano cotti si dimostravano inefficaci.
I farmaci attualmente utilizzati sono solamente in grado di rallentare il decorso della malattia. Se invece questa ricerca andasse a buon fine anche sull’uomo il morbo di Alzheimer potrebbe essere bloccato sul nascere. Questo vaccino infatti può impedire l’insorgere della malattia, ma nei casi essa sia già conclamata, il vaccino non è in grado di farla regredire.

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A cosa serve studiare? Prevenire l’ Alzheimer

 

Panorama 

Una ricerca pubblicata sulla rivista Brain arriva alla conclusione che maggiore è il tempo passato a studiare più è alta la protezione dall’insorgere della demenza e in particolare dell’Alzheimer.

Tenere il cervello in attività è il modo migliore per mantenerlo sano. Sembra un luogo comune e in parte lo è. Nessuna ricerca è infatti mai riuscita a dimostrare in maniera inequivocabile che impegnarsi in un cruciverba o in qualunque altro passatempo enigmistico serva davvero a tenere la mente in esercizio. Ma laddove non arriva il Sudoku può invece aiutare la scuola.

Un team di ricercatori inglesi e finlandesi hanno analizzato il cervello di oltre 800 persone anziane che negli anni precedenti al decesso avevano partecipato a studi sulle problematiche dell’invecchiamento. Gli studiosi avevano a disposizione molti dati sul loro livello di istruzione, sull’ambiente socioculturale da cui provenivano e sul loro stato di salute generale, oltre alla segnalazione di eventuali problemi di memoria o di vere diagnosi di demenza.

Hanno potuto constatare l’esistenza di un legame tra le condizioni del cervello di ciascuno, su cui era stata praticata l’autopsia, e il livello di istruzione. La prima cosa che hanno verificato è che non c’è differenza nella presenza di placche amiloidi, lesioni caratteristiche della malattia di Alzheimer, tra chi aveva studiato di più e coloro che avevano studiato meno. Le placche non risultavano di dimensioni ridotte in coloro che avevano passato più tempo sui libri nella loro vita.

A parità di lesioni, però, la maggior parte di coloro che avevano avuto una lunga scolarità non ha sofferto del morbo di Alzheimer, a differenza di altri pazienti che invece avevano studiato meno e avevano sviluppato la malattia.

“Quello che lo studio dimostra”, ha spiegato Hannah Keage dell’Università inglese di Cambridge, tra gli autori della ricerca, “è che aver studiato aiuta gli anziani a gestire sul piano clinico le lesioni degenerative del cervello”. Malgrado l’alterazione istologica abbia luogo, una scolarità protratta servirebbe perciò a preservare le funzioni cerebrali.

Attenzione però, perché in questo caso il motto “non è mai troppo tardi” non vale. A contare, infatti, sono proprio gli anni di studio accumulati prima dei 25 anni di età, quelli che influenzano lo sviluppo delle sinapsi e il numero di neuroni presenti nel nostro cervello.

Ecco perché, concludono gli autori dello studio, è necessario garantire all’intera collettività un livello di istruzione adeguato per dare a tutti pari opportunità non solo di realizzarsi nella vita, ma anche di non spegnersi nell’inconsapevolezza dovuta alla demenza.

 

marta.buonadonna

 

Lunedì 2 Agosto 2010

 

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Un nuovo studio sul rapporto tra istruzione e demenza

Un nuovo studio sul rapporto tra istruzione e demenza (Centro Maderna)

Negli ultimi decenni molte ricerche hanno dimostrato con una certa coerenza come più a lungo si studi nella prima parte della propria vita più basso sia il rischio di sviluppare demenza in terza età. Tuttavia, uno studio recente realizzato in collaborazione da un team di ricercatori Inglesi e Finlandesi ha riscontrato, grazie ad un’indagine post mortem, come entrambi le categorie di persone, sia quelle che avevano ricevuto una maggiore istruzione che quelle che non avevano studiato, presentassero gli stessi segni di demenza nel cervello, vale a dire avessero sviluppato lo stesso livello della malattia, nonostante ne manifestassero i sintomi in modo diverso. Rebecca Wood, amministratore delegato dell’Alzheimer’s Research Group ha spiegato: “Durante la demenza le proteine si accumulano nel cervello e le cellule nervose vengono danneggiate. Questa ricerca suggerisce che lo studio non è in grado di fermare tale fenomeno ma permette al cervello di affrontare meglio questo processo e ne allevia l’impatto”. “Le ragioni di questa differenza non sono ancora note”, aggiunge la dottoressa Ruth Sutherland, amministratore delegato dell’Alzheimer’s Society, “forse le persone che studiano più a lungo sviluppano una maggior adattabilità ai cambiamenti associati alla demenza, oppure riescono a trovare il modo per meglio gestire o nascondere i propri sintomi più a lungo, ma il messaggio, in ogni caso, sembra essere lo stesso, studiate il più a lungo possibile.”

27/07/2010

 

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La nuova sfida: adulti da vaccinare anche contro l’Alzheimer..

La nuova sfida: adulti e da vaccinare

Immunizzazione non solo per l’infanzia. Anche contro Alzheimer, tumori, diabete

Prevenzione

La nuova sfida: adulti e da vaccinare

Immunizzazione non solo per l’infanzia. Anche contro Alzheimer, tumori, diabete

 

   

MILANO - Sarà colpa della maledetta «suina». Ma sembra proprio che i vaccini, che pure hanno salvato tante vite nella storia dell’umanità, stiano attraversando una crisi d’immagine. Chiamati a vaccinarsi, la stragrande maggioranza degli italiani e degli europei ha ignorato le raccomandazioni. E mentre si discute di chi sia la colpa del fallimento, la parola d’ordine, lanciata in occasione del V Forum Italiano sulla scienza dei vaccini, svoltosi recentemente a Siena, è cambiare, almeno cambiare il nome. «Ormai vaccino è una parola obsoleta — dice Rino Rappuoli, responsabile mondiale della ricerca vaccini di Novartis, alla guida dei laboratori di Siena e Cambridge (Massachussetts) — . È un termine che ha significati positivi, ma che raccoglie anche molti pregiudizi. Oggi sarebbe più corretto parlare di immunizzazione». Vocabolo forse troppo lungo e complicato per diventare popolare. «Prima o poi salterà fuori una parola nuova — prosegue Rappuoli — che segnerà il futuro di questo fondamentale strumento della medicina». Non è soltanto una questione d’immagine, dicono gli specialisti. È che l’attuale scienza dei vaccini, pardon dell’immunizzazione, ha smisurate ambizioni.

PAESI CHE INVECCHIANO - Se il vecchio vaccino, di agreste derivazione, puntava alla prevenzione, alla lotta alle malattie infettive ed era in gran parte roba da bambini, ora l’immunizzazione ha per obiettivo i vecchi di Paesi invecchiati, o almeno gli adulti, e vede nel suo futuro un ruolo soprattutto terapeutico. Per curare che cosa? Quasi tutto, secondo gli entusiasti ricercatori, grazie a nuove tecnologie che incrociano genetica e scienza dei vaccini: proprio a Siena è stata sviluppata la reverse vaccinology con la collaborazione del biologo Craig Venter, uno dei padri del genoma umano. Una tecnica che è stata per esempio utilizzata per sviluppare un vaccino candidato contro il ceppo B di Neisseria meningitidis, il nemico finora rimasto inafferabile tra i diversi responsabili della meningite. Tra le malattie della popolazione anziana il primo obiettivo è naturalmente il cancro. In questo campo, prima di parlare del futuro, è giusto ricordare che esistono già due vaccini che possono essere considerati antitumorali: quello dell’epatite B, malattia che può degenerare in tumore, e quello anti Hpv, contro il tumore del collo dell’utero. Ma in questi casi il bersaglio è un «tradizionale» virus. Diversi i meccanismi dei vaccini, in sperimentazione anche in Italia, contro il melanoma e il tumore della prostata e del rene. In questo caso l’agente «difensivo» va a colpire una proteina che si trova soltanto nei tumori, distruggendo le cellule malate. «Sono risultati possibili grazie alle nuove tecnologie — dice ancora Rappuoli — . In questo momento ci sono centinaia di vaccini terapeutici in via di sviluppo.

TUMORI - Per quel che riguarda i tumori, l’unico finora registrato agisce su un tipo di cancro della prostata. Dà risultati modesti per noi abituati a porci come obiettivo la scomparsa delle malattie: circa tre mesi di sopravvivenza in più. Ma è un successo significativo, perché dimostra che l’idea funziona». «Si identifica una proteina, si crea in laboratorio un anticorpo di questa proteina: questo è il meccanismo base — spiega Giuseppe La Torre, specialista in Igiene e medicina preventiva alla «Sapienza» di Roma — . Le ricerche più avanzate riguardano i tumori e il diabete giovanile di tipo I, nel quale il bersaglio è l’area genetica (HLA) da cui parte il diabete. Un vaccino ha superato la sperimentazione animale ed è in fase preclinica. Altri studi riguardano l’ipertensione, le malattie autoimmuni e anche le dipendenze, da nicotina o cocaina». Smettere di fumare con un vaccino? Ma non è una questione di cattive abitudini? «La cattiva abitudine è cominciare a fumare, ma sono stati identificati geni della dipendenza: se vengono neutralizzati è più facile smettere di fumare o di assumere cocaina». Rappuoli rincara la dose: «Si sta lavorando anche sull’Alzheimer, per un vaccino che contrasti la proteina prionica che si accumula nel cervello e che causa la malattia. Nei modelli animali funziona, ma ci vorranno molti anni per sapere se può funzionare negli uomini». L’impressione, a scorrere l’elenco dei bersagli possibili, è di leggere un libro dei sogni. Mentre la ricerca si concentra anche su nuovi metodi di somministrazione (per bocca o per inalazione attraverso il naso) e sulla riduzione delle dosi vaccinali.

UN FUTURO DA IPERPROTETTI? - Tutti adulti e da vaccinare dunque, un futuro da iperprotetti anche dalle grandi malattie croniche. Entro quanto tempo? Per i vari agenti immunologici attualmente allo studio si parla dai 7 ai 15 anni. Una bella spesa, però, per i servizi sanitari. Dopo le polemiche sui costi del vaccino anti-influenza A il tema è scabroso. «I vaccini costano poco — ribatte Rappuoli — . Attualmente il Servizio sanitario nazionale spende per tutti questi preparati meno di quanto spende per il quinto antibiotico più venduto. E poi l’immunizzazione fa risparmiare sulle cure; in futuro, ancora di più. Anche quando uno si ammalerà, sarà più protetto in ospedale: è allo studio un vaccino che sbarri la strada alle infezioni ospedaliere (stafilococco, pseudomonas e altri) che ci permetterà di salvare molte vite». Avremo dunque anche un vaccino anti-ospedale sporco. A questo punto mancherà soltanto quello contro gli errori medici.

Corriere della Sera 11/07/2010

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Una pillola potrà fermare l’Alzheimer

I ricercatori di Dallas: “Un composto chimico per combattere il morbo”

La speranza per i malati di ALZHEIMER e per i loro familiari, ora arriva dal Texas. Si chiama, infatti, P7C3 quel composto chimico che mette in moto un meccanismo neuroprotettivo in grado di rallentare, se non addirittura fermare, la morte delle cellule cerebrali e che potrebbe presto trasformarsi in una pillola. La scoperta è firmata dall’equipe di scienziati del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, sede nel cuore di Dallas, decisa a sconfiggere quel «morbo di Alzheimer», processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali e rende, a poco a poco, il malato del tutto incapace di una vita normale. In Italia ne soffrono circa 800mila persone, nel mondo 26,6 milioni - secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora - con una netta prevalenza di donne. Il composto chimico, per ora sperimentato solo sui topi, stando alla ricerca di Dallas, sarebbe capace di «proteggere» la crescita di nuovi neuroni e, quindi, rallentare l’invecchiamento delle cellule mature, stimolando apprendimento e memoria. Lo studio - pubblicato su «Cell» - potrebbe allora, da qui al futuro, portare gli scienziati a identificare il farmaco capace di prevenire e curare l’Alzheimer. «La scoperta è stato un vero e proprio colpo di fortuna» ammette, senza mezzi termini, Steven McKnight, scienziato del Southwestern Medical Center, che ha coordinato la ricerca con Andrew Pieper. «Siamo arrivati al composto chimico - racconta - dopo aver iniettato oltre mille diverse combinazioni di sostanze chimiche, in modo sistematico, nel cervello dei topi. Il composto neuroprotettivo, chiamato P7C3, grazie alle sue proprietà, dà ottime speranze e potrebbe avere effetti benefici anche per il morbo di Huntigton e la schizofrenia». Il P7C3 potrà essere assunto per via orale e avere effetti di lunga durata «di certo è ben tollerato dai topi durante molte fasi di sviluppo». Numerosi i test effettuati per verificare se P7C3 contribuisce effettivamente a stimolare la crescita di nuovi neuroni, così come la conservazione dei neuroni vecchi (in questo modo si farebbe fronte all’invecchiamento e alla morte delle cellule cerebrali). Positivi i risultati ottenuti sui topi: «Abbiamo prove certe - afferma McKnight - si può stimolare e proteggere la nascita di nuovi neuroni». Ma hanno messo le mani avanti gli scienziati del Texas: «P7C3 è una scoperta notevole, ma si sa ancora poco su come funziona: sono necessari ancora altri anni di lavoro e sperimentazioni». In attesa che la pillola si trasformi in realtà, è firmato Italia-Svezia lo studio che rivela il nuovo alleato contro l’insorgenza dell’Alzheimer: la vitamina E. Stando, infatti, alla ricerca pubblicata sul Journal of ALZHEIMER Disease dagli scienziati del Karolinska Institutet di Stoccolma e quelli dell’Istituto di Geriatria dell’università di Perugia emerge che tutti i diversi componenti della vitamina E - e non solo il tocoferolo, già noto per queste proprietà - sono associati a un ridotto rischio di sviluppo della malattia nelle persone con più di ottant’anni.

 

Il Mattino Domenica 11/07/2010

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INAUGURAZIONE DI VILLA MARIA DI BATTIPAGLIA IL PRIMO CENTRO DIURNO ALZHEIMER NEL SALERNITANO

I Luglio 2010

.Via Etruria, 10 Battipaglia

Convegno

“Dedicato a te dal to Cure al to Care

Le risposte ai reali bisogni della persona con Alzheimer e della sua Famiglia”

 

INAUGURAZIONE DI VILLA MARIA DI BATTIPAGLIA IL PRIMO CENTRO DIURNO ALZHEIMER NEL SALERNITANO

 

Il primo luglio prossimo, in occasione del 10 anniversario dell’Associazione Italiana Malattia d’Alzheimer  Campania,verrà inaugurato il Centro Diurno Alzheimer di Battipaglia, la prima struttura, nel salernitano,  dedicata all’Alzheimer.
Villa Maria sarà il primo Centro Diurno con una gestione realmente integrata tra ASL, Comune e Associazionismo. Luogo riabilitativo progettato pensando  ad un percorso di umanizzazione delle cure che pone la persona al centro, il CDA offrirà ai malati di Alzheimer, nei primi due stadi della malattia, occasioni di socializzazione e programmi di trattamento terapeutico per mantenere il più a lungo possibile le capacità residue dei malati di Alzheimer e di offrire alle famiglie un aiuto puntuale e un sostegno nell’affrontare la malattia e i cambiamenti ad essa associati.

Il tutto in un’ottica di presa in carico globale per migliorare non solo le condizioni della Persona affetta da Alzheimer ma anche per dar sollievo alle Famiglie. L’impegno costante sarà quello di prevedere un potenziamento dei servizi rivolti a questa specifica problematica al fine di sostenere la domiciliarità e ridurre sempre più il ricorso a ricoveri impropri e lo stress ai caregiver

La demenza, infatti, con una prevalenza di circa il 6% nei soggetti di età superiore ai 65 anni, rappresenta una delle patologie cronico-degenerative con più rilevante impatto sul consumo di risorse sanitarie e socio-assistenziali e con più ampio coinvolgimento delle famiglie nei compiti di assistenza e tutela dei soggetti colpiti.

Sul territorio salernitano si stima che siano circa 7000 le persone affette da sola demenza di Alzheimer che è considerata la forma più comune rappresentando l’80% circa di tutte le demenze.


L’inaugurazione, organizzata dall’ASL di Salerno e dall’AIMA,  in collaborazione con il Comune di Battipaglia ed altri partner,
sarà l’occasione per una giornata di riflessione, a più voci, sui temi legati alla cura e alla riabilitazione di questi malati, che deve estendersi anche a  terapie complementari  dalla nutrizione a tecniche di attivazione cognitiva e psicomotoria, dalla musicoterapia alla pet therapy… Su queste esperienze si aprirà un vivace confronto nell’ambito del

Convegno dal titolo  Dedicato a te: dal to Cure al to Care - Le risposte ai reali bisogni della persona con Alzheimer e della sua famiglia

 

 

Napoli, 29 Giugno 2010

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IL PRIMO CENTRO DIURNO ALZHEIMER DI SALERNO

SI APRE FINALMENTE, SUL  TERRITORIO DI SALERNO, 

IL PRIMO CENTRO DIURNO ALZHEIMER

 

E’ ufficiale: finalmente dopo anni di battaglie e lunghe attese, su sollecitazioni dell’Associazione Regionale Malattia di Alzheimer e con la collaborazione del Comune di Battipaglia, l’ASL di Salerno, con Delibera n 833 dell’ 8 aprile 2010 ha disposto l’apertura del primo Centro Diurno AlzheimerVilla Maria” a Battipaglia.

 

La struttura, concessa in comodato d’uso dal Comune di Battipaglia, sarà gestita da operatori esperti e qualificati dell’ASL di Salerno, dal  lunedì al  venerdì.

Le attività diurne consisteranno non solo in servizi di aiuto e sorveglianza nelle attività della vita quotidiana, assistenza per la cura dell’igiene personale, ristorazione e somministrazione farmaci, ma, con la collaborazione dei volontari dell’AIMA, saranno garantite anche  attività ricreativo- occupazionali, di socializzazione e tecniche di attivazione cognitiva  volte al miglioramento dei deficit relativi alle abilità a risolvere i problemi..

Villa Maria sarà il primo Centro Diurno con una gestione realmente integrata tra ASL, Comune e Associazionismo. Infatti, oltre al supporto dei servizi sociali del Comune, a fianco dei pazienti e delle Famiglie, l’AIMA sarà presente, anche attraverso altre  attività dedicate quali: Centro Ascolto,  Gruppi di Auto Mutuo Aiuto, percorsi educativi, segretariato sociale, supporto medico legale …

Il tutto in un’ottica di presa in carico globale per migliorare non solo le condizioni della Persona affetta da Alzheimer ma anche per dar sollievo alle Famiglie. L’impegno costante sarà quello di prevedere un potenziamento dei servizi rivolti a questa specifica problematica al fine di sostenere la domiciliarità e ridurre sempre più il ricorso a ricoveri impropri.

 

La demenza, infatti, con una prevalenza di circa il 6% nei soggetti di età superiore ai 65 anni, rappresenta una delle patologie cronico- degenerative con più rilevante impatto sul consumo di risorse sanitarie e socio-assistenziali e con più ampio coinvolgimento delle famiglie nei compiti di assistenza e tutela dei soggetti colpiti.

Sul territorio salernitano si stima che siano circa 7000 le persone affette da sola demenza di Alzheimer che è considerata la forma più comune rappresentando l’80% circa di tutte le demenze.

Da oggi AIMA è più vicino alle Famiglie grazie al numero verde

CHIAMACI

 

800098546

 

IL PRIMO NUMERO VERDE ALZHEIMER IN CAMPANIA

 

E UNO DEI POCHI IN ITALIA

 

Il Presidente Dr.ssa Caterina Musella

Napoli, 18 Marzo 2010

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ALZHEIMER Numero Verde

ALZHEIMER

UNA MALATTIA CHE RUBA LA MENTE ALLE PERSONE E IL CUORE AI LORO CARI

 

 

Oggi gli strumenti per riconoscere e attenuare i sintomi del morbo descritto per la prima volta da un neuropsichiatra di Breslavia nel 1906 sono enormemente migliorati. Ma le lacune restano profonde se i familiari di 18 milioni di pazienti, tra cui 700 mila italiani, il 6-7% della popolazione sopra i 65 anni, si sentono ancora soli e abbandonati.

L’aumento dell’aspettativa di vita nei paesi industrializzati ha portato dall’inizio di questo secolo ad un’inevitabile incremento della prevalenza e dell’incidenza delle patologie dell’invecchiamento, tra le quali le demenze che determinano implicazioni cliniche e sociali. Tra le demenze la più diffusa è la Malattia di Alzheimer (secondo stime recenti il tasso di prevalenza negli ultra sessantacinquenni è del 5% e del 20% negli ultra ottantenni) ed ha fatto sì che questa sia divenuta una delle più importanti emergenze che i sistemi sanitari si trovano ad affrontare

Tale dato è destinato a aumentare drammaticamente: infatti, tra 10 anni il numero dei malati di Alzheimer supererà il milione, così come aumenterà il numero delle seconde vittime di questa Malattia e se non saranno adottate politiche di programmazione strategica per la realizzazione di reti e servizi territoriali e politiche di sostegno a favore della Famiglia e del caregiver,  aumenterà, in modo allarmante,  il costo per le cure sostenute non solo per il paziente  ma anche per il caregiver  senza considerare i costi in termini di sofferenza personale e familiare.

Nonostante i risultati raggiunti dalla ricerca negli ultimi 20 anni la M.A. comporta ancor oggi una serie di problematiche quali  la mancanza di elementi prognostici certi nella fase precoce, la variabilità della presentazione clinica, i pochi rimedi terapeutici, la carenza di supporto alle Famiglie, le seconde vittime di questa Malattia sulle quali ricade la quasi totalità del carico assistenziale

 

Nel 2000 con la raccolta di 3.500 firme sul territorio campano e 35.000 a livello nazionale, presentate al M.S., l’AIMA ha contribuito all’attivazione del Progetto Cronos che ha avuto il pregio di puntare i riflettori su una Malattia ancor oggi trasparente. Infatti grazie al Progetto Cronos vi è stata  l’attivazione delle UVA su tutto il territorio Nazionale e l’erogazione gratuita dei Farmaci anticolinesterasici fino a quel momento a pagamento (250.00 delle vecchie lire a confezione).

 

Da quel momento ad oggi l’AMA campana è stata accanto alle Famiglie con i suoi principali servizi (Call Center , Centro Ascolto, Gruppi di Auto Aiuto, supporto Medico Legale, supporto domiciliare ….) oltre che di supporto alle Istituzioni regionali ed aziendali. A tal proposito ricordiamo la Legge 8/2003 istitutiva dei Centri Diurni e RSA previste anche per le persone con Alzheimer, le prime tecniche di attivazione cognitiva sperimentate e convalidate presso alcuni centri specializzati, la programmazione di specifiche progettualità per l’utilizzo delle risorse vincolate per la realizzazione degli obiettivi del Piano Sanitario Nazionale, la pubblicazione di vademecum ed opuscoli informativi, la sensibilizzazione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica attraverso l’organizzazione di convegni e seminari specifici, in collaborazione con i Medici di Famiglia e gli esperti territoriali, che hanno determinato  l’apertura di Centri Diurni e RSA oggi in quasi tutte le AASSLL (a tal proposito si ricorda che sarà di prossima apertura il primo Centro Diurno nel salernitano, “Villa Maria” per la cui apertura l’AIMA da anni sta collaborando con l’ASL ed il Comune di Barttipaglia di competenza) nonché una visione diversa e più olistica della Malattia.

Oggi, dopo dieci anni, le Famiglie della Regione Campania con 1500 firme già raccolte attraverso una petizione promossa dall’AIMA, chiedono il potenziamento di tali strutture insufficienti rispetto al reale fabbisogno e soprattutto l’Assistenza Domiciliare carente e disomogenea su tutto il territorio regionale.

 

L’Associazione, la cui Mission da sempre è quella di porre l’attenzione sui bisogni espressi e non espressi dal paziente fragile e dalla sua Famiglia, sulle problematiche ancora emergenti, sui modelli assistenziali attualmente vigenti e su nuove forme di cura sente l’obbligo di chiedere un’ulteriore e maggiore attenzione per le seconde vittime di questa Malattia:

 

Le Famiglie

 

Esse sono chiamate ad assumere su di loro interamente l’impegno assistenziale con notevoli costi economici ed emotivi, difficoltà che aumentano soprattutto quando nella famiglia coesiste l’impegno di crescita dei figli e di cura di genitori anziani. E’ indispensabile, pertanto,  affiancare alla ricerca di nuove e più efficaci terapie per la prevenzione e la cura delle malattie dell’anziano (to cure), la sperimentazione di nuovi e più efficienti sistemi assistenziali (to care) volti ad una  visione  culturalmente diversa del bisogno di salute e di cura.

Ma fin tanto che la Famiglia sarà la principale protagonista nella gestione di cura di un paziente fragile, cronico, facendogli da infermiera, da Assistente sociale, da psicologo, da badante…rinunciando al proprio lavoro, alla propria Famiglia…alla propria vita…. l’AIMA, a nome di 70.000 persone affette da sola Demenza di Alzheimer in Campania e di altrettante Famiglie

chiede

per le famiglie che si fanno direttamente carico di soggetti affetti da demenza senile,  per periodi di lunga assistenza domiciliare, appropriata e verificata, da parte dei servizi competenti, un assegno di cura per il lavoro assistenziale svolto o un voucher  spendibile per l’accesso a servizi pubblici e privati scelti direttamente dalla Famiglia in base alle loro reali esigenze di quel determinato momento.

 

Da oggi AIMA è più vicino alle Famiglie grazie al numero verde ottenuto dall’ASL Napoli 1

 

CHIAMACI

 

800098546

 

IL PRIMO NUMERO VERDE ALZHEIMER IN CAMPANIA

 E UNO DEI POCHI IN ITALIA

 

Il Presidente

Dr.ssa Caterina Musella

 

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Inaugurazione “Feder Care”

immagine1

 

Presentazione Ufficiale della Federazione

 Feder..Care

Vita e speranza.. 

dal To Cure …al To Care

 

18 giugno 2010

Ore 9.00

 

Consiglio Regionale

Centro Direzionale Is. F 13  Napoli

Sala conferenze 1°piano

 

 

 

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“Il Sacro E le Armonie”

Innaugurazione sale e sepe

 

 

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