Una pillola potrà fermare l’Alzheimer

I ricercatori di Dallas: “Un composto chimico per combattere il morbo”

La speranza per i malati di ALZHEIMER e per i loro familiari, ora arriva dal Texas. Si chiama, infatti, P7C3 quel composto chimico che mette in moto un meccanismo neuroprotettivo in grado di rallentare, se non addirittura fermare, la morte delle cellule cerebrali e che potrebbe presto trasformarsi in una pillola. La scoperta è firmata dall’equipe di scienziati del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, sede nel cuore di Dallas, decisa a sconfiggere quel «morbo di Alzheimer», processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali e rende, a poco a poco, il malato del tutto incapace di una vita normale. In Italia ne soffrono circa 800mila persone, nel mondo 26,6 milioni - secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora - con una netta prevalenza di donne. Il composto chimico, per ora sperimentato solo sui topi, stando alla ricerca di Dallas, sarebbe capace di «proteggere» la crescita di nuovi neuroni e, quindi, rallentare l’invecchiamento delle cellule mature, stimolando apprendimento e memoria. Lo studio - pubblicato su «Cell» - potrebbe allora, da qui al futuro, portare gli scienziati a identificare il farmaco capace di prevenire e curare l’Alzheimer. «La scoperta è stato un vero e proprio colpo di fortuna» ammette, senza mezzi termini, Steven McKnight, scienziato del Southwestern Medical Center, che ha coordinato la ricerca con Andrew Pieper. «Siamo arrivati al composto chimico - racconta - dopo aver iniettato oltre mille diverse combinazioni di sostanze chimiche, in modo sistematico, nel cervello dei topi. Il composto neuroprotettivo, chiamato P7C3, grazie alle sue proprietà, dà ottime speranze e potrebbe avere effetti benefici anche per il morbo di Huntigton e la schizofrenia». Il P7C3 potrà essere assunto per via orale e avere effetti di lunga durata «di certo è ben tollerato dai topi durante molte fasi di sviluppo». Numerosi i test effettuati per verificare se P7C3 contribuisce effettivamente a stimolare la crescita di nuovi neuroni, così come la conservazione dei neuroni vecchi (in questo modo si farebbe fronte all’invecchiamento e alla morte delle cellule cerebrali). Positivi i risultati ottenuti sui topi: «Abbiamo prove certe - afferma McKnight - si può stimolare e proteggere la nascita di nuovi neuroni». Ma hanno messo le mani avanti gli scienziati del Texas: «P7C3 è una scoperta notevole, ma si sa ancora poco su come funziona: sono necessari ancora altri anni di lavoro e sperimentazioni». In attesa che la pillola si trasformi in realtà, è firmato Italia-Svezia lo studio che rivela il nuovo alleato contro l’insorgenza dell’Alzheimer: la vitamina E. Stando, infatti, alla ricerca pubblicata sul Journal of ALZHEIMER Disease dagli scienziati del Karolinska Institutet di Stoccolma e quelli dell’Istituto di Geriatria dell’università di Perugia emerge che tutti i diversi componenti della vitamina E - e non solo il tocoferolo, già noto per queste proprietà - sono associati a un ridotto rischio di sviluppo della malattia nelle persone con più di ottant’anni.

 

Il Mattino Domenica 11/07/2010

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