Archive forluglio 14, 2010

La nuova sfida: adulti da vaccinare anche contro l’Alzheimer..

La nuova sfida: adulti e da vaccinare

Immunizzazione non solo per l’infanzia. Anche contro Alzheimer, tumori, diabete

Prevenzione

La nuova sfida: adulti e da vaccinare

Immunizzazione non solo per l’infanzia. Anche contro Alzheimer, tumori, diabete

 

   

MILANO - Sarà colpa della maledetta «suina». Ma sembra proprio che i vaccini, che pure hanno salvato tante vite nella storia dell’umanità, stiano attraversando una crisi d’immagine. Chiamati a vaccinarsi, la stragrande maggioranza degli italiani e degli europei ha ignorato le raccomandazioni. E mentre si discute di chi sia la colpa del fallimento, la parola d’ordine, lanciata in occasione del V Forum Italiano sulla scienza dei vaccini, svoltosi recentemente a Siena, è cambiare, almeno cambiare il nome. «Ormai vaccino è una parola obsoleta — dice Rino Rappuoli, responsabile mondiale della ricerca vaccini di Novartis, alla guida dei laboratori di Siena e Cambridge (Massachussetts) — . È un termine che ha significati positivi, ma che raccoglie anche molti pregiudizi. Oggi sarebbe più corretto parlare di immunizzazione». Vocabolo forse troppo lungo e complicato per diventare popolare. «Prima o poi salterà fuori una parola nuova — prosegue Rappuoli — che segnerà il futuro di questo fondamentale strumento della medicina». Non è soltanto una questione d’immagine, dicono gli specialisti. È che l’attuale scienza dei vaccini, pardon dell’immunizzazione, ha smisurate ambizioni.

PAESI CHE INVECCHIANO - Se il vecchio vaccino, di agreste derivazione, puntava alla prevenzione, alla lotta alle malattie infettive ed era in gran parte roba da bambini, ora l’immunizzazione ha per obiettivo i vecchi di Paesi invecchiati, o almeno gli adulti, e vede nel suo futuro un ruolo soprattutto terapeutico. Per curare che cosa? Quasi tutto, secondo gli entusiasti ricercatori, grazie a nuove tecnologie che incrociano genetica e scienza dei vaccini: proprio a Siena è stata sviluppata la reverse vaccinology con la collaborazione del biologo Craig Venter, uno dei padri del genoma umano. Una tecnica che è stata per esempio utilizzata per sviluppare un vaccino candidato contro il ceppo B di Neisseria meningitidis, il nemico finora rimasto inafferabile tra i diversi responsabili della meningite. Tra le malattie della popolazione anziana il primo obiettivo è naturalmente il cancro. In questo campo, prima di parlare del futuro, è giusto ricordare che esistono già due vaccini che possono essere considerati antitumorali: quello dell’epatite B, malattia che può degenerare in tumore, e quello anti Hpv, contro il tumore del collo dell’utero. Ma in questi casi il bersaglio è un «tradizionale» virus. Diversi i meccanismi dei vaccini, in sperimentazione anche in Italia, contro il melanoma e il tumore della prostata e del rene. In questo caso l’agente «difensivo» va a colpire una proteina che si trova soltanto nei tumori, distruggendo le cellule malate. «Sono risultati possibili grazie alle nuove tecnologie — dice ancora Rappuoli — . In questo momento ci sono centinaia di vaccini terapeutici in via di sviluppo.

TUMORI - Per quel che riguarda i tumori, l’unico finora registrato agisce su un tipo di cancro della prostata. Dà risultati modesti per noi abituati a porci come obiettivo la scomparsa delle malattie: circa tre mesi di sopravvivenza in più. Ma è un successo significativo, perché dimostra che l’idea funziona». «Si identifica una proteina, si crea in laboratorio un anticorpo di questa proteina: questo è il meccanismo base — spiega Giuseppe La Torre, specialista in Igiene e medicina preventiva alla «Sapienza» di Roma — . Le ricerche più avanzate riguardano i tumori e il diabete giovanile di tipo I, nel quale il bersaglio è l’area genetica (HLA) da cui parte il diabete. Un vaccino ha superato la sperimentazione animale ed è in fase preclinica. Altri studi riguardano l’ipertensione, le malattie autoimmuni e anche le dipendenze, da nicotina o cocaina». Smettere di fumare con un vaccino? Ma non è una questione di cattive abitudini? «La cattiva abitudine è cominciare a fumare, ma sono stati identificati geni della dipendenza: se vengono neutralizzati è più facile smettere di fumare o di assumere cocaina». Rappuoli rincara la dose: «Si sta lavorando anche sull’Alzheimer, per un vaccino che contrasti la proteina prionica che si accumula nel cervello e che causa la malattia. Nei modelli animali funziona, ma ci vorranno molti anni per sapere se può funzionare negli uomini». L’impressione, a scorrere l’elenco dei bersagli possibili, è di leggere un libro dei sogni. Mentre la ricerca si concentra anche su nuovi metodi di somministrazione (per bocca o per inalazione attraverso il naso) e sulla riduzione delle dosi vaccinali.

UN FUTURO DA IPERPROTETTI? - Tutti adulti e da vaccinare dunque, un futuro da iperprotetti anche dalle grandi malattie croniche. Entro quanto tempo? Per i vari agenti immunologici attualmente allo studio si parla dai 7 ai 15 anni. Una bella spesa, però, per i servizi sanitari. Dopo le polemiche sui costi del vaccino anti-influenza A il tema è scabroso. «I vaccini costano poco — ribatte Rappuoli — . Attualmente il Servizio sanitario nazionale spende per tutti questi preparati meno di quanto spende per il quinto antibiotico più venduto. E poi l’immunizzazione fa risparmiare sulle cure; in futuro, ancora di più. Anche quando uno si ammalerà, sarà più protetto in ospedale: è allo studio un vaccino che sbarri la strada alle infezioni ospedaliere (stafilococco, pseudomonas e altri) che ci permetterà di salvare molte vite». Avremo dunque anche un vaccino anti-ospedale sporco. A questo punto mancherà soltanto quello contro gli errori medici.

Corriere della Sera 11/07/2010

Commenti

Una pillola potrà fermare l’Alzheimer

I ricercatori di Dallas: “Un composto chimico per combattere il morbo”

La speranza per i malati di ALZHEIMER e per i loro familiari, ora arriva dal Texas. Si chiama, infatti, P7C3 quel composto chimico che mette in moto un meccanismo neuroprotettivo in grado di rallentare, se non addirittura fermare, la morte delle cellule cerebrali e che potrebbe presto trasformarsi in una pillola. La scoperta è firmata dall’equipe di scienziati del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, sede nel cuore di Dallas, decisa a sconfiggere quel «morbo di Alzheimer», processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali e rende, a poco a poco, il malato del tutto incapace di una vita normale. In Italia ne soffrono circa 800mila persone, nel mondo 26,6 milioni - secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora - con una netta prevalenza di donne. Il composto chimico, per ora sperimentato solo sui topi, stando alla ricerca di Dallas, sarebbe capace di «proteggere» la crescita di nuovi neuroni e, quindi, rallentare l’invecchiamento delle cellule mature, stimolando apprendimento e memoria. Lo studio - pubblicato su «Cell» - potrebbe allora, da qui al futuro, portare gli scienziati a identificare il farmaco capace di prevenire e curare l’Alzheimer. «La scoperta è stato un vero e proprio colpo di fortuna» ammette, senza mezzi termini, Steven McKnight, scienziato del Southwestern Medical Center, che ha coordinato la ricerca con Andrew Pieper. «Siamo arrivati al composto chimico - racconta - dopo aver iniettato oltre mille diverse combinazioni di sostanze chimiche, in modo sistematico, nel cervello dei topi. Il composto neuroprotettivo, chiamato P7C3, grazie alle sue proprietà, dà ottime speranze e potrebbe avere effetti benefici anche per il morbo di Huntigton e la schizofrenia». Il P7C3 potrà essere assunto per via orale e avere effetti di lunga durata «di certo è ben tollerato dai topi durante molte fasi di sviluppo». Numerosi i test effettuati per verificare se P7C3 contribuisce effettivamente a stimolare la crescita di nuovi neuroni, così come la conservazione dei neuroni vecchi (in questo modo si farebbe fronte all’invecchiamento e alla morte delle cellule cerebrali). Positivi i risultati ottenuti sui topi: «Abbiamo prove certe - afferma McKnight - si può stimolare e proteggere la nascita di nuovi neuroni». Ma hanno messo le mani avanti gli scienziati del Texas: «P7C3 è una scoperta notevole, ma si sa ancora poco su come funziona: sono necessari ancora altri anni di lavoro e sperimentazioni». In attesa che la pillola si trasformi in realtà, è firmato Italia-Svezia lo studio che rivela il nuovo alleato contro l’insorgenza dell’Alzheimer: la vitamina E. Stando, infatti, alla ricerca pubblicata sul Journal of ALZHEIMER Disease dagli scienziati del Karolinska Institutet di Stoccolma e quelli dell’Istituto di Geriatria dell’università di Perugia emerge che tutti i diversi componenti della vitamina E - e non solo il tocoferolo, già noto per queste proprietà - sono associati a un ridotto rischio di sviluppo della malattia nelle persone con più di ottant’anni.

 

Il Mattino Domenica 11/07/2010

Commenti