La nuova sfida: adulti da vaccinare anche contro l’Alzheimer..
La nuova sfida: adulti e da vaccinare
Immunizzazione non solo per l’infanzia. Anche contro Alzheimer, tumori, diabete
MILANO - Sarà colpa della maledetta «suina». Ma sembra proprio che i vaccini, che pure hanno salvato tante vite nella storia dell’umanità, stiano attraversando una crisi d’immagine. Chiamati a vaccinarsi, la stragrande maggioranza degli italiani e degli europei ha ignorato le raccomandazioni. E mentre si discute di chi sia la colpa del fallimento, la parola d’ordine, lanciata in occasione del V Forum Italiano sulla scienza dei vaccini, svoltosi recentemente a Siena, è cambiare, almeno cambiare il nome. «Ormai vaccino è una parola obsoleta — dice Rino Rappuoli, responsabile mondiale della ricerca vaccini di Novartis, alla guida dei laboratori di Siena e Cambridge (Massachussetts) — . È un termine che ha significati positivi, ma che raccoglie anche molti pregiudizi. Oggi sarebbe più corretto parlare di immunizzazione». Vocabolo forse troppo lungo e complicato per diventare popolare. «Prima o poi salterà fuori una parola nuova — prosegue Rappuoli — che segnerà il futuro di questo fondamentale strumento della medicina». Non è soltanto una questione d’immagine, dicono gli specialisti. È che l’attuale scienza dei vaccini, pardon dell’immunizzazione, ha smisurate ambizioni.
PAESI CHE INVECCHIANO - Se il vecchio vaccino, di agreste derivazione, puntava alla prevenzione, alla lotta alle malattie infettive ed era in gran parte roba da bambini, ora l’immunizzazione ha per obiettivo i vecchi di Paesi invecchiati, o almeno gli adulti, e vede nel suo futuro un ruolo soprattutto terapeutico. Per curare che cosa? Quasi tutto, secondo gli entusiasti ricercatori, grazie a nuove tecnologie che incrociano genetica e scienza dei vaccini: proprio a Siena è stata sviluppata la reverse vaccinology con la collaborazione del biologo Craig Venter, uno dei padri del genoma umano. Una tecnica che è stata per esempio utilizzata per sviluppare un vaccino candidato contro il ceppo B di Neisseria meningitidis, il nemico finora rimasto inafferabile tra i diversi responsabili della meningite. Tra le malattie della popolazione anziana il primo obiettivo è naturalmente il cancro. In questo campo, prima di parlare del futuro, è giusto ricordare che esistono già due vaccini che possono essere considerati antitumorali: quello dell’epatite B, malattia che può degenerare in tumore, e quello anti Hpv, contro il tumore del collo dell’utero. Ma in questi casi il bersaglio è un «tradizionale» virus. Diversi i meccanismi dei vaccini, in sperimentazione anche in Italia, contro il melanoma e il tumore della prostata e del rene. In questo caso l’agente «difensivo» va a colpire una proteina che si trova soltanto nei tumori, distruggendo le cellule malate. «Sono risultati possibili grazie alle nuove tecnologie — dice ancora Rappuoli — . In questo momento ci sono centinaia di vaccini terapeutici in via di sviluppo.
TUMORI - Per quel che riguarda i tumori, l’unico finora registrato agisce su un tipo di cancro della prostata. Dà risultati modesti per noi abituati a porci come obiettivo la scomparsa delle malattie: circa tre mesi di sopravvivenza in più. Ma è un successo significativo, perché dimostra che l’idea funziona». «Si identifica una proteina, si crea in laboratorio un anticorpo di questa proteina: questo è il meccanismo base — spiega Giuseppe La Torre, specialista in Igiene e medicina preventiva alla «Sapienza» di Roma — . Le ricerche più avanzate riguardano i tumori e il diabete giovanile di tipo I, nel quale il bersaglio è l’area genetica (HLA) da cui parte il diabete. Un vaccino ha superato la sperimentazione animale ed è in fase preclinica. Altri studi riguardano l’ipertensione, le malattie autoimmuni e anche le dipendenze, da nicotina o cocaina». Smettere di fumare con un vaccino? Ma non è una questione di cattive abitudini? «La cattiva abitudine è cominciare a fumare, ma sono stati identificati geni della dipendenza: se vengono neutralizzati è più facile smettere di fumare o di assumere cocaina». Rappuoli rincara la dose: «Si sta lavorando anche sull’Alzheimer, per un vaccino che contrasti la proteina prionica che si accumula nel cervello e che causa la malattia. Nei modelli animali funziona, ma ci vorranno molti anni per sapere se può funzionare negli uomini». L’impressione, a scorrere l’elenco dei bersagli possibili, è di leggere un libro dei sogni. Mentre la ricerca si concentra anche su nuovi metodi di somministrazione (per bocca o per inalazione attraverso il naso) e sulla riduzione delle dosi vaccinali.
UN FUTURO DA IPERPROTETTI? - Tutti adulti e da vaccinare dunque, un futuro da iperprotetti anche dalle grandi malattie croniche. Entro quanto tempo? Per i vari agenti immunologici attualmente allo studio si parla dai 7 ai 15 anni. Una bella spesa, però, per i servizi sanitari. Dopo le polemiche sui costi del vaccino anti-influenza A il tema è scabroso. «I vaccini costano poco — ribatte Rappuoli — . Attualmente il Servizio sanitario nazionale spende per tutti questi preparati meno di quanto spende per il quinto antibiotico più venduto. E poi l’immunizzazione fa risparmiare sulle cure; in futuro, ancora di più. Anche quando uno si ammalerà, sarà più protetto in ospedale: è allo studio un vaccino che sbarri la strada alle infezioni ospedaliere (stafilococco, pseudomonas e altri) che ci permetterà di salvare molte vite». Avremo dunque anche un vaccino anti-ospedale sporco. A questo punto mancherà soltanto quello contro gli errori medici.
Corriere della Sera 11/07/2010