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Dementia News 83, giugno 2008
È da poco stato pubblicato un articolo del gruppo di Growdon (Atri A, Shaughnessy LW, Locascio JJ, Growdon JH. Long-term Course and Effectiveness of Combination Therapy in Alzheimer Disease. Alzheimer Dis Assoc Disord. 2008 Jun 17. [Epub ahead of print]) sull’uso della terapia combinata di memantina e inibitori dell’acetilcolinesterasi (AChEI) nel trattamento della malattia di Alzheimer.
Non si tratta di uno studio particolarmente innovativo, ma è sicuramente di interesse perché si inserisce in quella linea di indagine e di pensiero che ha introdotto, soprattutto nel mondo statunitense, la terapia combinata con le due classi di farmaci con indicazione specifica per la malattia di Alzheimer: memantina ed AChEI.
Lo studio è largamente confermatorio dei dati pubblicati originariamente da Tariot (Tariot PN, Farlow MR, Grossberg GT, Graham SM, McDonald S, Gergel I; Memantine Study Group. Memantine treatment in patients with moderate to severe Alzheimer disease already receiving donepezil: a randomized controlled trial, JAMA. 291:317-24, 2004).
Lo studio, condotto su 382 pazienti ha utilizzato la Blessed Dementia Scale (BDS) e la Weintraub Activities of Daily Living Scale (ADL) per valutare i pazienti ad intervalli di sei mesi.
Centoventidue pazienti sono stati trattati con i soli AChEI, 116 con la terapia combinata e 144 sono stati assistiti secondo gli standard correnti, ma non trattati con farmaci. I pazienti sono stati seguiti mediamente per 30 mesi, la durata media complessiva del trattamento era di 22.5 mesi.
Dopo aver corretto per diverse variabili tra cui età, scolarità, e durata della malattia è emerso che i pazienti trattati con la terapia combinata presentavano un declino annuale dei punteggi alle due scale minore rispetto ai pazienti non trattati o ai pazienti trattati con soli AChEI. I pazienti trattati con soli AChEI presentavano punteggi migliori dei pazienti non trattati con farmaci. Le dimensioni dell’effetto erano contenute, ma aumentavano col tempo di trattamento.
I risultati, favorevoli alla terapia combinata, differiscono da quelli ottenuti in un altro studio da poco pubblicato (Porsteinsson AP, Grossberg GT, Mintzer J, Olin JT; Memantine MEM-MD-12 Study Group. Memantine treatment in patients with mild to moderate Alzheimer’s disease already receiving a cholinesterase inhibitor: a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Curr Alzheimer Res.5:83-9, 2008). Si tratta quindi di una situazione dibattuta. Da farmacologo l’interesse che colgo in queste sperimentazioni è che è stata percorsa la via del trattamento combinato con due farmaci che agiscono con meccanismo d’azione diverso, che non danno origine ad interazioni negative, ma anzi, almeno in parte dei pazienti o degli studi, ad un effetto sinergico.
Concettualmente è un risultato importante che apre la strada alla indagine delle terapie combinate nella malattia. Anche il recente articolo apparso sul trattamento con tarenflurbil (Wilcock GK, Black SE, Hendrix SB, Zavitz KH, Swabb EA, Laughlin MA; Tarenflurbil Phase II Study investigators. Efficacy and safety of tarenflurbil in mild to moderate Alzheimer’s disease: a randomised phase II trial. Lancet Neurol.;7:483-93, 2008), farmaco appartenente ad una nuova categoria (SALA, Selective Amyloid Lowering Agents), mostra i risultati, limitati, ma significativi, del trattamento combinato di tarenflurbil e AChEI. Si apre quindi una nuova prospettiva: la terapia con più farmaci della malattia di Alzheimer.
Sono molti i punti che andranno risolti: la dimostrazione che la terapia combinata è migliore, l’identificazione della migliore combinazione, l’identificazione dei responder. Un quadro complesso, ma di speranza per un controllo più efficace e più protratto nel tempo della malattia.
prof. Stefano Govoni
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Applicata, Università degli Studi di Pavia



