Archive forgiugno, 2009

Ministero della Salute - In primo piano - Alzheimer

HTML clipboardIl numero verde 800.764.670 del Ministero della salute per la malattia di Alzheimer, attivo dal primo febbraio 2001, ha ricevuto in due anni di attività 7.000 telefonate, per una media di 13 chiamate al giorno e circa 300 al mese. Le donne che hanno chiamato sono quasi il doppio degli uomini.
Nel primo periodo di attività la maggioranza delle telefonate veniva fatta per richiedere i recapiti delle Unità di Valutazione Alzheimer (UVA), i nominativi dei medici delle UVA e le modalità di accesso al Progetto, ma sempre più spesso si è trattato di telefonate di parenti di malati che semplicemente intendevano sfogare al telefono la loro esperienza e parlare dell’abbandono alle quali erano costrette nell’affrontare questa patologia.
I parenti dei malati sono infatti la categoria di utente che più ha chiamato, seguiti da cittadini, malati stessi e persone che temono l’avvicinarsi della malattia o credono di esserne già preda, amici e vicini di casa dei malati, studenti, giornalisti. Vengono poi i medici, sia specialisti che di famiglia, i care-givers e gli infermieri professionali.
Le informazioni più richieste riguardano la malattia e in particolare farmaci, assistenza, sintomi, diagnosi, cura e altre richieste.
Le richieste di informazioni sul Progetto, più di 6mila, hanno riguardato soprattutto le modalità di accesso e, in particolare nel corso del primo anno di attività, i contenuti stessi di Cronos e i recapiti delle UVA.

Un’analisi sulle domande: cosa chiede realmente chi è colpito dall’Alzheimer?

Dall’esame dei dati e dall’esperienza biennale degli operatori del numero verde Cronos emerge la forte domanda di informazione relativamente ai farmaci. Sono anzitutto le possibilità di ‘arrestare la perdita del malato’ che chi chiama al numero verde vuole conoscere. Immediatamente dopo viene l’aspetto pratico dell’assistenza: come e cosa fare per dare la migliore assistenza possibile ai malati, con quali mezzi e con quali aiuti. Queste le questioni più urgenti e sentite al numero verde.
Rispetto alle domande inerenti il Progetto, va registrata una forte percentuale di parenti di malati che chiamano perché non hanno potuto entrare in Cronos a causa del grado non lieve né moderato della malattia.
In conclusione va rilevato come l’aspetto economico, sia in relazione ai farmaci che al problema dell’assistenza ai malati, assieme alla speranza di una cura e di una diagnosi più efficaci o addirittura definitive, costituiscono i ‘moventi’ principali che spingono gli utenti a chiamare il numero verde sull’Alzheimer del Ministero della Salute.

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Cura “COMBO” per la malattia di Alzheimer

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Dementia News 83, giugno 2008

È da poco stato pubblicato un articolo del gruppo di Growdon (Atri A, Shaughnessy LW, Locascio JJ, Growdon JH. Long-term Course and Effectiveness of Combination Therapy in Alzheimer Disease. Alzheimer Dis Assoc Disord. 2008 Jun 17. [Epub ahead of print]) sull’uso della terapia combinata di memantina e inibitori dell’acetilcolinesterasi (AChEI) nel trattamento della malattia di Alzheimer.

Non si tratta di uno studio particolarmente innovativo, ma è sicuramente di interesse perché si inserisce in quella linea di indagine e di pensiero che ha introdotto, soprattutto nel mondo statunitense, la terapia combinata con le due classi di farmaci con indicazione specifica per la malattia di Alzheimer: memantina ed AChEI.
Lo studio è largamente confermatorio dei dati pubblicati originariamente da Tariot  (Tariot PN, Farlow MR, Grossberg GT, Graham SM, McDonald S, Gergel I; Memantine Study Group. Memantine treatment in patients with moderate to severe Alzheimer disease already receiving donepezil: a randomized controlled trial, JAMA. 291:317-24, 2004).

Lo studio, condotto su 382 pazienti ha utilizzato la Blessed Dementia Scale (BDS) e la Weintraub Activities of Daily Living Scale (ADL) per valutare i pazienti ad intervalli di sei mesi.
Centoventidue pazienti sono stati trattati con i soli AChEI,  116 con la terapia combinata e 144 sono stati assistiti secondo gli standard correnti, ma non trattati con farmaci. I pazienti sono stati seguiti mediamente per 30 mesi, la durata media complessiva del trattamento era di 22.5 mesi.
Dopo aver corretto per diverse variabili tra cui età, scolarità, e durata della malattia è emerso che i pazienti trattati con la terapia combinata  presentavano un declino annuale dei punteggi alle due scale minore rispetto ai pazienti non trattati o ai pazienti trattati con soli AChEI. I pazienti trattati con soli AChEI presentavano punteggi migliori dei pazienti non trattati con farmaci. Le dimensioni dell’effetto erano contenute, ma aumentavano col tempo di trattamento.

I risultati, favorevoli alla terapia combinata, differiscono da quelli ottenuti in un altro studio da poco pubblicato (Porsteinsson AP, Grossberg GT, Mintzer J, Olin JT; Memantine MEM-MD-12 Study Group. Memantine treatment in patients with mild to moderate Alzheimer’s disease already receiving a cholinesterase inhibitor: a randomized, double-blind,  placebo-controlled trial. Curr Alzheimer Res.5:83-9, 2008).  Si tratta quindi di una situazione dibattuta. Da farmacologo l’interesse che colgo in queste sperimentazioni è che è stata percorsa la via del trattamento combinato con due farmaci che agiscono con meccanismo d’azione diverso, che non danno origine ad interazioni negative, ma anzi, almeno in parte dei pazienti o degli studi, ad un effetto sinergico.

Concettualmente è un risultato importante che apre la strada alla indagine delle terapie combinate nella malattia. Anche il recente articolo apparso sul trattamento con tarenflurbil (Wilcock GK, Black SE, Hendrix SB, Zavitz KH, Swabb EA, Laughlin MA; Tarenflurbil Phase II Study investigators. Efficacy and safety of tarenflurbil in mild to moderate Alzheimer’s disease: a randomised phase II trial.  Lancet Neurol.;7:483-93, 2008), farmaco appartenente ad una nuova categoria (SALA, Selective Amyloid Lowering Agents), mostra i risultati, limitati, ma significativi, del trattamento combinato di tarenflurbil e AChEI. Si apre quindi una nuova prospettiva: la terapia con più farmaci della malattia di Alzheimer.

Sono molti i punti che andranno risolti: la dimostrazione che la terapia combinata è migliore, l’identificazione della migliore combinazione, l’identificazione dei responder. Un quadro complesso, ma di speranza per un controllo più efficace e più protratto nel tempo della malattia.

prof. Stefano Govoni
Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Applicata, Università degli Studi di Pavia

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