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LA MALATTIA

 

LE DEMENZE  E LA  MALATTIA D’ALZHEIMER
 
A cura di  Caterina Musella, Anna Nuzzo, Alfredo Postiglione
 
LE DEMENZE

Secondo la definizione del Committee of Geriatrics del Royal College of Physicians Britannico la demenza consiste: “nella compromissione delle funzioni corticali superiori, compresa la memoria, della capacità di far fronte alle richieste del quotidiano e di svolgere le prestazioni percettive e motorie già acquisite in precedenza, di mantenere un comportamento sociale adeguato e di controllare le proprie reazioni emotive: tutto ciò in assenza di compromissione dello stato di vigilanza. La condizione è spesso irreversibile e progressiva”. Si possono distinguere due gruppi di demenze: le forme primarie, progressive ed irreversibili e le forme secondarie. Le forme degenerative primarie sono le più frequenti e la più importante è la Malattia di Alzheimer (A.D.)

 

-          LA MALATTIA DI ALZHEIMER

 

Da questo momento in poi citeremo maggiormente  la Malattia d’Alzheimer per una questione di incisività ma gli indirizzi programmatori individuati si riferiscono ad ogni  tipo di Demenza. La Malattia d’Alzheimer prende il nome dallo psichiatra e anatomo-patologo tedesco Alois Alzheimer, che nel 1907 per primo evidenziò l’associazione tra alterazioni del tessuto e della massa cerebrale ed il classico quadro sintomatologico della demenza. L’analisi anatomo istologica post mortem del tessuto cerebrale rivelò la presenza di un materiale fibrillare all’interno di alcune cellule nervose ed una concentrazione di materiale depositato sotto forma di placche soprattutto nella corteccia. E’ una condizione di deterioramento mentale, per una degenerazione dei neuroni corticali con un  progressivo sviluppo di deficit cognitivi tali da compromettere la produttività, l’autonomia e le capacità adattive della persona in confronto al suo stato precedente. Allo stato attuale la diagnosi certa di malattia dipende dalla combinazione di un quadro specifico di deterioramento cognitivo cronico progressivo con una conferma solo post mortem che permette di rilevare le caratteristiche istopatologiche delle placche amiloidi e dei gomitoli neurofibrillari  descritti per la prima volta appunto da Alois Alzheimer. La diagnosi di probabile Malattia d’Alzheimer, invece, si basa solo su criteri clinici, discende dalla presenza di una storia amnestica caratteristica dopo aver escluso la riconducibiltà ad:

-         Altre patologie del SNC come disturbi cerebrovascolari, morbo di Parkinson, tumori cerebrali, idrocefalo ecc.…

-         Altre malattie psichiatriche come schizofrenia o depressione maggiore

-         Delirium (a meno che non si tratti di delirium che insorge in una persona già affetta da   Demenza)

 

Nonostante la diagnosi clinica di A.D., non abbia caratteri di certezza, tuttavia negli ultimi anni le tecniche adottate per codificare le diverse esperienze e standardizzare le procedure diagnostiche, hanno fatto si che almeno l’80% delle diagnosi cliniche di AD vengono confermate all’esame autoptico: in linea generale la diagnosi è più difficile nei primi stadi della malattia per divenire più semplice con il suo progredire.

L’AD è una malattia che potremmo definire “familiare” per le richieste ed il peso che esercita sulla famiglia del malato e per l’alto livello di partecipazione, legato alla presa in carico del soggetto, che incide sulla vita economica e sociale del caregiver  (1998-2000   Riferimento verbale all’Alzheimer nel Piano Sanitario Nazionale Italiano. Il malato di Alzheimer è un “soggetto particolarmente esposto a condizioni di deterioramento della qualità della vita per se stesso e i familiari, sui quali ricade gran parte del peso assistenziale.”) Dal punto di vista sintomatologico l’AD ha generalmente un inizio insidioso ed un decorso cronico-progressivo. Sebbene le modalità d’esordio ed il decorso clinico siano variabili da paziente a paziente; è possibile descrivere un percorso clinico caratteristico. La malattia può essere suddivisa in stadi clinici, anche se esiste una grande variabilità.

I Sintomi Cognitivi:

-         Afasia  disturbo del linguaggio inteso come difficoltà a tradurre il pensiero in linguaggio e viceversa.

-         Aprassia ridotta capacità ad eseguire movimenti finalizzati nonostante appaiono mantenute la coordinazione e la forza dei movimenti e la  comprensione del significato del compito da eseguire

-         Agnosia ridotta capacità ad identificare o riconoscere oggetti

-         Funzionamento esecutivo difficoltà a pianificare, iniziare, eseguire, controllare e interrompere un comportamento complesso

Il deficit di memoria e i disturbi associati devono avere una rilevanza tale da compromettere la produttività e l’inserimento nella vita sociale della persona colpita, tanto da ridurne la resa occupazionale ed il ruolo sociale in maniera significativa rispetto ai suoi standard precedenti.

-         Sintomi extra cognitivi

Oltre ai sintomi cognitivi vi sono poi quelli comportamentali per i quali sono necessarie strategie adeguate.

 I sintomi extracognitivi e i disturbi comportamentali contribuiscono a peggiorare ulteriormente il livello di autonomia, già compromesso a causa dei deficit cognitivi.

Nella malattia di Alzheimer l'agitazione è presente nel 10-60% dei casi, l'aggressività nel 21-25%; il wandering nel 26-34%, i deliri nel 20-70%; i disturbi del sonno nel 45-70%, la depressione nel 34-40%.

Il trattamento dei sintomi extracognitivi deve essere attentamente valutato caso per caso, in relazione alla frequenza, intensità e durata dei disturbi, della tolleranza del paziente, della concomitanza di patologie neurologiche e/o internistiche (parkinsonismo, ipertrofia prostatica, cardiopatie, epilessia etc.) che possano limitare l'uso degli psicofarmaci.

Essi possono essere così distinti:

v Psicosi (deliri, allucinazioni)

v Alterazioni dell’umore (ansia, depressione, euforia  e/o labilità emotiva)

v Sintomi neurovegetativi (alterazioni del ritmo sonnoveglia, dell’appettito, del comportamento sessuale)

v Disturbi dell’attività psicomotoria (vagabondaggio, affaccendamento afinalistico)

v Agitazione (aggressività verbale o fisica, vocalizzazione persistente)

v Alterazioni della personalità (indifferenza, apatia, disinibizione, irritabilità) 

-  L’esordio è insidioso ed il percorso da uno stadio lieve ad uno moderato, grave ed avanzato impatta gradualmente sulle funzioni cognitive, sul comportamento e sulla capacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana, con un progressivo stress della persona più vicina al paziente il quale molto spesso anch’egli una persona anziana e bisognosa di cure

-  Per meglio comprendere i sintomi di tale malattia, di seguito la classificazione effettuata dalla Divisione di Salute Mentale (OMS Ginevra 1994) in rapporto alle fasi del suo decorso:individuate in iniziale, intermedia, terminale :

 

Sintomi nella fase iniziale:

 

-         difficoltà di linguaggio

-         perdite significative della memoria (soprattutto quella recente)

-         disorientamento temporo-spaziale

-         non riconoscimento di luoghi familiari

-          diminuzione della capacità di giudizio

-         difficoltà nel prendere decisioni

-         perdita d’iniziativa e  motivazione

-         segni e sintomi di depressione e aggressività

-         perdita di interesse vero i propri hobby e le proprie attività

 

Sintomi  nella fase intermedia:

 

-         può dimenticare facilmente, in particolare eventi recenti e nomi di persone

-         non è più in grado di vivere da solo senza difficoltà

-         è incapace di cucinare, pulire o fare acquisti

-         è soggetto a cambiamenti di personalità, di  umore e di comportamento

-         può diventare estremamente dipendente

-         necessita di assistenza per l’igiene personale, per lavarsi e vestirsi

-         sviluppa ulteriori difficoltà del linguaggio

-         mostra la tendenza a smarrirsi ed esibisce altri disturbi comportamentali

-         si perde sia in famiglia che in comunità

-         può presentare allucinazioni

 

Sintomi della fase terminale:

 

-    Può avere difficoltà:

     ad alimentarsi

     a   non riconoscere amici e oggetti noti

     a capire o interpretare gli eventi

     a riconoscere anche i percorsi interni alla propria abitazione

     a camminare

-   può diventare incontinente per feci e urine

-   può mostrare dei comportamenti inappropriati in pubblico

-   può essere confinato a una sedia a rotelle o ad un letto

Episodi confusionali acuti (delirium)

Gli episodi di delirium sono difficilmente identificabili quando si sovrappongono ad una preesistente condizione di demenza. Pur essendo generalmente riconducibili a cause oganiche, neurologiche e non, possono essere scatenati da fattori situazionali, quali la stessa istituzionalizzazione. Generalmente gli episodi confusionali sono transitori e determinano una compromissione funzionale reversibile. L'approccio migliore consiste nella prevenzione attuata mediante una periodica valutazione ed la tampestiva correzione die fattori di rischio

Patologie somatiche concomitanti

I pazienti dementi presentano spesso concomitanti patologie somatiche. Tra queste quelle di più frequente riscontro sono le patologie cardovascolari (ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica), endocrine (diabete, distiroidismo), ematologiche (anemia), broncopolmonari. Il rilievo ed il trattamento delle patologie somatiche riveste importanza per almeno tre ordini di motivi: 1) esse sono la principale causa di decesso dei pazienti con sindrome demenziale (in primo luogo la polmonite ab ingestis); 2) si associano frequentemente a cadute; 3) contribuiscono a limitare ulteriormente le autonomie del paziente.

 

I sintomi cognitivi ed extra cognitivi più frequenti riferiti dai caregiver[1]:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Fonte: Vita magazine maggio 199 Problemi riferiti da chi ha chiamato il numero verde dell’A.I.M.A  al 15 settembre 1998


 

 

 

 

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